Investimenti Immobiliari per Tutti

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INTRODUZIONE GENERALE AI 5 LIBRI

Delle volte viene da chiedersi come sarebbe il mondo in assenza di crisi. Crisi di ogni tipo, economiche, sociali, climatiche, politiche e poi le guerre, che imperversano costantemente tra gli Stati. Se ripercorriamo la storia ci accorgiamo che l’unico elemento sempre presente sono le crisi e le guerre tra i popoli.

Tutta la nostra vita e il nostro successo dipendono da come sappiamo muoverci in questo scenario complicato e da come impariamo a sfruttare a nostro vantaggio, la crisi di turno. È da sempre così. Le crisi vedono nascere nuovi ricchi e nuovi poveri. Talvolta, chi non sa interpretarle, passa dalla ricchezza alla povertà senza nemmeno accorgersene.

Nel mio lavoro, noto questo fenomeno da anni, frequentando gli imprenditori. Questa categoria, nelle fasce meno istruite, passa dalla ricchezza al fallimento con estrema facilità. Ed alcuni, lo hanno fatto più volte, non avendo imparato nulla dall’esperienza precedente. Per fare un esempio attinente al settore immobiliare, la maggioranza dei costruttori blasonati, vivono da ricchi quando il mercato immobiliare è florido. Piombano in difficoltà quando il mercato va in crisi. E alcuni falliscono, come è successo dopo ogni crisi immobiliare.

Molti imprenditori non hanno la cultura finanziaria sufficiente a capire in anticipo quello che sta succedendo. Chi invece ha una solida istruzione finanziaria, riesce a prosperare in ogni situazione, ed anzi, ci riesce maggiormente durante i periodi di incertezza.

Tornando alle crisi, negli ultimi anni, quando sembrava che vi fosse una certa maturità e una certa stabilità nel mondo, la situazione si è dannatamente complicata. Anche in casa nostra, in Europa, un pericoloso focolaio di guerra non accenna a cessare. E poi il Medio Oriente, una polveriera da sempre, che ha ricominciato ad esplodere. Insomma, gli stati sono divenuti più litigiosi ed aggressivi e le alleanze politiche ed economiche stanno cambiando drasticamente, impattando l’economia e la finanza mondiale.

Dal punto di vista economico e finanziario, la politica e le guerre hanno un forte impatto, mentre vi è ancora in corso la lunga crisi sistemica che iniziò nel 2007/2008 e che non è mai cessata definitivamente. Quando, in quegli anni, alcuni economisti parlavano di 20 anni come periodo di probabile durata di quella terribile crisi, nessuno ci credeva. Venti anni sono una enormità, sono la durata di un mutuo, sono l’intera giovinezza di un individuo. Eppure, ne sono passati 17, ci siamo quasi, era vero.

In questi scenari, coloro che hanno saputo adeguarsi, prevedere, ingegnarsi nelle crisi, trovare soluzioni alternative, hanno ottenuto risultati straordinari.

Anche nel settore immobiliare, che è quello che tratteremo in questa raccolta. Gli immobili hanno attraversato un momento difficile, fatto di prezzi in discesa con quotazioni al ribasso e, ultimamente, di normative invadenti (quelle europee sulle case green).

Ma, nonostante tutto, sono rimasti un bene rifugio stabile, sicuro, ricco di opportunità. E lo sono ancora, in attesa di una ripresa o di un boom immobiliare che molti escludono ma che noi, invece, aspettiamo con fiducia.

La ciclicità dei mercati, di borsa, finanziari, immobiliari, è una realtà consolidata. Andate a guardare i cicli degli immobili nell’ultimo secolo e vi renderete conto che sono esattamente simili ai cicli borsistici, ed anzi si intersecano con essi. Quindi, dopo 17 anni di crisi, perché non aspettarsi una inversione del ciclo?

In altre pubblicazioni avevo individuato 20 elementi a favore di un possibile rilancio del settore immobiliare e, parte di essi, sono ancora perfettamente attuali.

Ne citerò uno solo, incontrovertibile. Se la recente inflazione e l’impatto del superbonus hanno portato il costo dei materiali edili ad aumentare sensibilmente, come possono rimanere stabili i prezzi degli immobili?

Se per costruirli ci vogliono più soldi, se per ristrutturarli ci vogliono più soldi, perché mai i prezzi non dovrebbero salire?

Ovviamente, mi riferisco ai prezzi degli immobili nuovi, che si trascineranno dietro quelli usati. Quelli usati dovranno adeguarsi alla sostenibilità sancita dalle nuove normative europee sulle Case Green (di cui parleremo ampiamente).

Quindi, è un fattore naturale, che gli immobili crescano di valore al metro quadro. Non fosse altro che per quel motivo semplice che abbiamo appena citato.

Poi, c’è l’inflazione, che da sempre fa aumentare il prezzo degli immobili, bene rifugio stabile. Inoltre, in Italia, l’appetibilità del mercato per gli stranieri, sia per acquisto che per residenza che per turismo, sta crescendo.

Gli immobili, per tornare alla storia, hanno salvato i risparmi delle persone durante i periodi di crisi. Negli anni 70, l’inflazione al 20% erose tutti i risparmi degli italiani, ma arricchì coloro che avevano investito in immobili. Durante le numerose crisi, spesso la moneta viene inflazionata, svalutata, invece gli immobili ti salvano da ogni rischio perchè sono un asset fisico. Come l’oro, bene rifugio per eccellenza. E, oggi, molti ci mettono dentro anche i Bitcoin, asset digitale paragonato all’oro da alcuni, bistrattato da altri.

Insomma, contro ogni previsione, crediamo negli immobili e in un rilancio immobiliare. Imminente? Tra qualche anno? Dipenderà anche dalla situazione politica internazionale, che prima o poi si stabilizzerà, speriamo.

Detto tutto ciò, sta a te farti una idea, leggendo questa raccolta completa, di tutti i miei libri immobiliari, concordando o meno con queste affermazioni e con questa previsione.

In ogni modo, sia che si creda nel rilancio che al contrario in una contrazione, con gli immobili si può guadagnare e si può investire con successo nel settore. I più grandi magnati hanno fatto la loro fortuna, prima di tutto, con gli immobili. Poi con gli asset finanziari.

È il motivo per cui, da sempre, investo in immobili pur facendo di professione un mestiere che mi dovrebbe portare ad investire in asset finanziari.

Considerazioni su come cambia l’atteggiamento verso gli immobili

Negli ultimi tempi, il cammino dell’umanità è stato tutt’altro che sereno. La crisi economica iniziata nel 2008 stava lentamente rilasciando la sua morsa, permettendoci di iniziare una ripresa cauta e graduale. Poi, l’inaspettato scoppio della pandemia di Covid-19 ha scosso profondamente le nostre vite, apportando trasformazioni significative. Alla fine, quando sembrava che la situazione potesse lentamente stabilizzarsi, si è scatenato il conflitto in Ucraina, scatenando un’ulteriore crisi energetica e mettendo a dura prova la tenuta dell’equilibrio europeo.

Non fosse abbastanza, al panorama di crisi globale si è aggiunta la tensione nel Medio Oriente, una zona già notoriamente complessa e di difficile gestione. Sembrerebbe quasi che le crisi si susseguano senza tregua, ciascuna lasciando appena il tempo di respirare prima dell’avvento della successiva.

Abbiamo affrontato l’inflazione del 2022, la cui pressione inizia ora a diminuire, solo per trovarci faccia a faccia con una nuova sfida: l’aumento vertiginoso dei tassi di interesse che ha innalzato i costi dei mutui. Anche questo fenomeno, dopo aver raggiunto il culmine, sta per stabilizzarsi lentamente. E, come se questo non fosse sufficiente, assistiamo a conflitti come quello in Palestina che si allarga ed inasprisce, imperversano gli attacchi alle navi commerciali nel canale di Suez, senza dimenticare che nuove crisi potrebbero emergere all’orizzonte nei mesi a venire.

In questo quadro complicato, la civiltà moderna mostra tutta la sua intricata complessità e propensione ai conflitti, con una sequenza di crisi che si sovrappongono e sembrano interminabili. Il nostro tempo appare caratterizzato da una sfida continua, un’era in cui la stabilità sembra un’aspirazione lontana.

Cosa succederà agli immobili in questo nuovo scenario?

È plausibile pensare che stiamo entrando in una fase ancora più critica del mercato immobiliare?

È possibile che i prezzi scendano ulteriormente? Oppure, aumenteranno?

Su questi interrogativi aleggia la nuova normativa europea sulle Case Green che influirà profondamente sul mercato immobiliare.

In ogni modo, sia che scendano che si alzino i prezzi, non fasciamoci la testa, ci saranno sempre splendide occasioni per noi investitori immobiliari.

I prezzi degli immobili sono già bassi, e si stanno mantenendo contenuti, dunque esiste una convenienza ad acquistare, a parer mio.

Ho deciso di pubblicare questa raccolta sul settore immobiliare, costituita da 5 libri (già in vendita singolarmente), per fornire un quadro completo sugli investimenti in immobili e per dare un supporto organico a chi vuole addentrarsi in questo settore.

C’è il nuovissimo libro sulle Case Green, frutto delle nuove preoccupanti normative europee, poi la guida facile introduttiva sugli immobili. Poi, si prosegue con il libro che ti insegna a comprarli, fino al libro che parla di come guadagnare con gli immobili ed infine, il libro sui mutui e sulle banche, per consentirti di finanziare i tuoi acquisti.

Ho colto l’occasione, ovviamente, per inserire alcune realistiche considerazioni sul mercato e su come da un lato la pandemia ha modificato l’approccio al settore immobiliare e dall’altro le normative Green stanno cambiando i valori immobiliari e pilotando gli interessi degli investitori. Su come l’angoscia suscitata dalla guerra scoppiata nel continente europeo induca psicologicamente certe scelte, anche in campo immobiliare.

Questo avviene sia a livello di progettazione delle nuove costruzioni, sia a livello delle ristrutturazioni che della scelta dell’immobile da comprare.

La pandemia e la fase dell’emergenza e della paura lasciano una traccia profonda, soprattutto nei comportamenti, alterando la nostra scala dei valori.

L’impatto del virus, seguito dalla forzata clausura dei cittadini, aggravato dal senso di insicurezza per la guerra in Ucraina, dall’inflazione e dalle altre crisi, ha avuto ed avrà ripercussioni dirette sul mercato immobiliare.

Ha modificato comportamenti, gusti e tendenze nella ricerca degli immobili da parte dei cittadini e dei lavoratori.

Tuttavia, la prima conseguenza della pandemia, ancor prima che sul mercato immobiliare, interviene sull’atteggiamento delle persone verso il comparto dei beni e dei servizi, facendo tramontare alcune tendenze e consacrandone di nuove.

Si percepisce un rallentamento della sharing economy, portata avanti soprattutto dai più giovani (i cosiddetti millenials).

Per sharing economy s’intende la preferenza per l’utilizzo dei beni in affitto senza acquistarli o possederli. Affitto (renting) contro proprietà.

Il “renting” è una tendenza che si è in parte modificata, per forza di cose.

L’affitto di un bene significa “condivisione con altri”.

Abbiamo imparato, invece, il distanziamento; non credo che torneremo rapidamente al punto di partenza, come se nulla fosse accaduto. Qualche diffidenza è rimasta e qualche mentalità è cambiata.

Autonomia, autarchia, chiusura in sé stessi, riservatezza, questi sono stati i nuovi comportamenti individuali, dovuti al post covid. Che si sono attenuati col tempo, ma in alcuni casi permangono.

Distanze, mascherine, restrizioni, ci hanno fatto conoscere i rischi di una eccessiva vicinanza fisica agli altri e di una condivisione di spazi ed oggetti con altre persone. Io, personalmente, dopo quell’esperienza tendo a non abbracciare e baciare più amici e parenti o anche conoscenti, come avveniva prima in un paese caloroso come il nostro.

Ci siamo accorti di quanto siano importanti gli spazi individuali, familiari, la nostra casa, il nostro condominio, la vicinanza di servizi nel nostro quartiere. Possedere le cose e non doverle affittare, ci infonde maggiore sicurezza e tranquillità.

Ad esempio, personalmente, preferisco possedere e utilizzare una auto di proprietà, senza contaminazioni esterne. 

Meglio muovermi con un mezzo personale piuttosto che prendere i mezzi pubblici e avere contatti con altri.

Voglio avere una mia casa, possibilmente ampia, comoda, con spazi esterni, in cui non soffrire una eventuale nuova clausura, che magari non si verificherà nuovamente, ma non si sa mai.

Tutti abbiamo apprezzato la vicinanza alla nostra abitazione di un supermercato, di una farmacia, di una frutteria, di una banca, e così via.

Personalmente preferisco, se possibile, avere una seconda casa in cui fare le vacanze con la famiglia, piuttosto che dover viaggiare in giro per il mondo o andare in albergo o in affitto a casa di altri. Non dico che vi rinuncerò, ma non sarà più come prima.

Chi ci esclude che si possa rivivere, nel breve o nel lungo periodo, una esperienza di chiusura totale e di bassa socialità come quella, terribile, che abbiamo passato?

Le cose proprie, ad uso esclusivo, tornano in auge e sono tornate di tendenza.

Una certa diffidenza verso il prossimo, animata dalla paura reale o inconscia di contagiarsi, lascerà il segno per lungo tempo. Non so voi, ma quando sento qualcuno che tossisce o starnutisce o che, peggio, indossa una mascherina, scappo dall’altra parte. Giusto o sbagliato, non lo so, ma mi viene spontaneo di farlo.

Ecco, queste mi sembrano, a caldo, le considerazioni da fare, relativamente alla fase post pandemica che, chiusa definitivamente, qualche strascico psicologico lo ha lasciato.

Tutto questo viene amplificato, secondo me, dal senso di angosciosa paura determinato dal fatto che ci è crollata addosso una certezza che tutte le generazioni del dopoguerra avevano maturato: che non ci sarebbe stata più una nuova guerra in Europa. Gli Stati sono pacifici e maturi, si diceva, protesi alla pace. Le difese militari non servono più. Gli armamenti sono uno spreco. E invece ecco che si torna a stanziare miliardi per la sicurezza degli stati.

Abbiamo purtroppo visto che la realtà è tutt’altro che rivolta al pacifismo. Poi, si sono riaccesi antichi focolai di conflitto, che ne innescano di altri e così via. Il mondo sembra peggiorare e quindi meglio chiudersi nella propria area di comfort fatta da una casa comoda, dotata di tutti i servizi, eccetera.

E quindi le immagini in televisione delle città devastate, dei profughi impauriti e senza dimora, le scene di violenza impensabile e gratuita alimentano nel nostro inconscio il desiderio di isolarci, di appartarci in zone tranquille, di abitare in campagna o lontano dagli agglomerati urbani.

Anche se poi le sensazioni e le emozioni sono diverse e del tutto soggettive.

La paura di un eventuale rischio atomico (sempre presente nel nostro subconscio) ci fa preferire zone lontane da possibili contaminazioni o ricadute delle polveri, facendoci rivivere (nei più grandi) la terribile esperienza di Chernobyl.

Tutto questo per dire che l’aspetto psicologico governa le nostre scelte ed influisce anche in quelle relative al settore immobiliare, ma passiamo oltre.

Nel settore immobiliare, cosa sta succedendo?

La novità della direttiva europea sulle case Green, di cui parlo approfonditamente nel secondo libro, alimenta le paure di dover sostenere costi esorbitanti per adeguare gli immobili alle classi energetiche nobili. Entro il 2030. Questa è una preoccupazione anche per chi deve vendere o affittare o per chi non ha possibilità di veder diminuire il valore di una casa comprata dopo anni di sacrifici a causa di una normativa. Poi, si aggiunge, lo stesso per l’automobile, che dovrà essere elettrica con scadenza 2035.

Insomma, ci sono molte cause e molti spunti per affermare alcune tendenze che modificano le scelte individuali. Vediamone alcune:

1)La volontà di abitare in una casa comoda, ampia, dotata di ogni confort, con spazi esterni, a prova di clausura prolungata; possibilmente di proprietà. Con la vicinanza dei principali servizi e soprattutto di strutture sanitarie ed ospedali.

2)Esigenza di attrezzare i propri spazi in modo duraturo in previsione di una eventuale nuova crisi; c’è chi in questo periodo si sta costruendo rifugi antiatomici. Parliamo di qualche magnate, ma pur sempre la paura spinge alcuni a premunirsi, per quello può servire.

3)Puntare al mercato delle seconde case di vacanza per fruire di un bene proprio incontaminato e facilmente raggiungibile dalla propria abitazione. Magari, dove risiedere addirittura, se si lavora a distanza o si può essere collocati in smart-working.

4)Ricerca di immobili più grandi e comodi, con ampie metrature, con terrazzi e giardini, che significa allontanarsi dal centro delle città verso zone più periferiche, dove le case costano meno.

5)Aumento dell’indice di rotazione della propria residenza che in Italia è di circa 2,5 cambiamenti di casa per nucleo familiare (in Usa è circa 4 volte superiore), da parte di numerose famiglie che cercheranno case più grandi e fruibili. Ciò significherà un aumento delle transazioni immobiliari, probabilmente.

6)Lavorare a distanza porterà a ripopolare paesi e luoghi prima con scarsa presenza di lavoratori. Adesso, lavorando in smart working alcuni potranno valutare di trasferirsi nelle case di famiglia al di fuori delle città. Senza badare troppo alle distanze e ai collegamenti. Il risparmio economico sarà notevole e magari si potrà affittare la propria casa in città, traendone un reddito. C’è un imperversare di B&B e tutti si adoperano per affittare camere e spazi in vista della ripresa turistica e, ad esempio, del Giubileo 2025.

7)L’elemento della vicinanza e della facile raggiungibilità dei luoghi di vacanza o in cui passare il week end, a scapito degli spostamenti interregionali e internazionali, è un punto di forza che prima nessuno aveva valutato.

8)Aspirare ad una casa green, che sia in linea con le prossime normative sulle emissioni e sulla sostenibilità. Che ci consenta di risparmiare sui costi energetici e di manutenzione. E ci metta al riparo dalle spese e dalle tasse eventuali.

Ante pandemia, si prendeva un aereo con facilità, ci si spostava per lunghi tragitti, le barriere chilometriche sembravano non spaventare nessuno.

Oggi, è ancora così?

Dopo le restrizioni, l’instabilità internazionale, i pericoli emergenti, abbiamo voglia di tornare ad essere “soggetti ad alta mobilità” come prima?

Credo che tutto questo, a livello inconscio, abbia avuto un impatto notevole e che ce lo porteremo avanti per anni, anche se ci sembra superato. Anzi, molti affermano che sia superato e si comportano di conseguenza.

Quando vedete qualcuno che indossa una mascherina, vi torna tutto in mente? Quando sentite qualcuno che starnutisce o tossisce vi allontanate rapidamente?

È così anche per voi? Per me lo è ancora, segno che il mio subconscio non ha dimenticato.

E, come sappiamo, è proprio il subconscio che detta le direttive delle nostre scelte di acquisto. O quanto meno le influenza sensibilmente.

Esclusività e non promiscuità, per alcuni, questa è la nuova regola.

È avvenuto, nelle persone, un cambiamento verso un assetto più difensivo, arroccato, riservato della propria vita.

Si sono diffusi il desiderio e la necessità di avere una casa più comoda, accogliente, spaziosa, più ampia e fruibile negli spazi esterni. C’è un desiderio di spazi aperti e di campagna.

Una casa dotata di tutto, in cui ci si possa chiudere in tutta tranquillità per lunghi periodi, senza necessariamente uscire.

Il valore dei piani attici, dei villini con giardino, delle ville indipendenti, delle tenute agricole, delle case con ampi terrazzi, è in forte aumento.

Avere un box, una cantina, un locale tecnico dove poter stoccare le provviste o una attrezzatura come un freezer per la lunga conservazione degli alimenti, ha un maggior valore che prima.

Nel settore immobiliare, c’è proprio questa tendenza, nelle richieste della clientela. Si sta determinando una crescente richiesta di queste tipologie di case sul mercato.

Dal punto di vista dei prezzi, aspettiamo con fiducia le evoluzioni delle crisi e dei piani di sviluppo. Sembrava esserci una ripresa economica con i piani europei di sviluppo, ma la nuova crisi internazionale ha rimesso tutto in discussione. E, parlando dell’Italia, il buco generato dal debito pubblico e dagli sprechi, ipoteca gli investimenti dei prossimi anni.

Certamente, gli acquisti immobiliari terranno conto di quello che abbiamo passato, e il mercato – che si prevedeva in larga ripresa – richiederà tempi più lunghi, ma gli indicatori sono favorevoli.

La ripresa, quando avverrà, sarà ancora più forte.

Sicuramente, adesso siamo più pronti a scegliere la nostra nuova casa e abbiamo le idee molto più chiare di prima.

Si è aperta una nuova era dove la socializzazione è più limitata, mentre viene accentuato l’individualismo sia nella vita che nel lavoro.

In un paese come l’Italia dove eravamo arrivati a baciarci ad ogni incontro, a stringerci le mani, dove nei corsi di marketing ci insegnavano a “toccare il cliente”, a fargli sentire la nostra vicinanza, dovremo abituarci a una maggiore prudenza e diffidenza.

Sul lavoro, questa crisi ha accelerato il processo dell’affermazione dello smart-working e del lavoro a distanza, che in Italia era appena agli inizi.

Ha sviluppato l’E-commerce, l’uso di strumenti digitali e l’affermazione delle consegne a domicilio.

Lavorare da casa è meglio, ma stare di più in casa richiede l’esigenza di avere una casa più confortevole, con diverse caratteristiche. Porta alla luce nuove esigenze abitative e strutturali.

In precedenza, nei quartieri e nelle case dormitorio, la casa si viveva solo di sera, ci si cenava e ci si dormiva.

Poca importanza (alcuni clienti) davano alla luminosità, all’esposizione, alla presenza del terrazzo.

Tanto ci stiamo così poco …dicevano…

Per fare un esempio pratico, immaginiamo lo scenario più probabile all’interno di una famiglia tipo:

– uno dei due coniugi starà in smart-working, gli serve uno spazio per lavorare. Bisogna attrezzarlo in casa. E se anche l’altro vi verrà collocato? Lo spazio dovrà essere maggiore e differenziato visto che ormai sono frequenti le call conference e le riunioni Zoom o Skype. Non ci si può disturbare a vicenda.

La casa diventa improvvisamente anche quasi un ufficio.

Viene utilizzata “full time” e si avrà bisogno di tutti i dispositivi possibili per rendere più comoda la permanenza tra le mura domestiche.

Non ci si dormirà solamente, in casa.

Ci si cucinerà e mangerà, ci si passerà il tempo libero e le pause, si dovrà convivere con i familiari, non solo nel week end come avveniva prima.

Se in casa ci devi stare tutto il giorno, quella casa la devi vivere bene, con le sue luci, il suo clima, la sua spaziosità e la sua comodità. Dovrai migliorarla, forse ristrutturarla.

Quindi finiamo sempre lì: servirà una casa migliore, più ampia e confortevole.

Ebbene, tutti questi concetti, trasposti sul mercato immobiliare, ci mostrano le tendenze sulla ricerca di case, di tipologie, di metrature, di prezzi, da parte dei clienti nei prossimi mesi e nei prossimi anni, salvo ulteriori cambiamenti.

Gli angusti monolocali saranno il punto di accesso alla casa, per chi non potrà permettersi di meglio. Ma non si vendono solo quelli, anzi la loro richiesta è diminuita.

E gli immobili commerciali, ad uso ufficio?

Anche qui molto è cambiato e cambierà.

Molti professionisti che conosco hanno imparato a lavorare da casa piuttosto che nei loro ampi e costosi uffici.

E ne hanno apprezzato l’economicità.

Forse, si sono resi conto degli effettivi carichi di lavoro dei propri collaboratori e che non servono spazi enormi; si sono resi conto che possono ottimizzare i costi.

Ed hanno anche imparato, durante la clausura in casa, a svolgere compiti inaspettati come scriversi una lettera, impaginarla, stamparla, curare in proprio gli appuntamenti, l’agenda delle attività e così via.

Tutte cose che facevano fare ad altri.

Una cosa analoga era avvenuta qualche anno fa con l’affermazione dei moderni smartphone.

Molti piccoli imprenditori e professionisti rinunciarono all’ufficio ed alla segretaria.

Parlo di piazzisti, rappresentanti, periti, piccoli commercianti, intermediari.

Impararono a scrivere lettere, e-mail, a mandare fax digitali e pec, a memorizzare documenti direttamente nel loro smartphone di ultima generazione. E risparmiarono le spese di un ufficio e di una dipendente.

Magari, alcuni professionisti si orienteranno per avere casa e studio integrati. Risparmieranno sui costi e sui trasporti. Specialmente se non hanno necessità di ricevere clienti.

Mi viene già in mente un progetto di rifacimento delle varie unità immobiliari presenti sul mercato, in questa ottica. Seguendo le nuove tendenze ed evoluzioni.

Ma state tranquilli, qualcuno è già al lavoro per questo…

D’altra parte, nel corso del tempo le tipologie abitative si modificano, le esigenze cambiano, gli spazi si evolvono e seguono nuovi criteri.

Negli anni 60 e 70 le case avevano tutte, più o meno, la stessa tipologia abitativa e la medesima disposizione degli ambienti, che oggi sarebbe improponibile.

Esistevano tanti ambienti separati: l’ingresso, il soggiorno, il corridoio, la cucina e le stanze da letto. Nelle case più grandi c’era anche il tinello, il bagnetto e la cameretta per la donna di servizio.

Case del genere, sono una vera ricchezza se le compri e le sai ristrutturare a dovere. Ci tiri fuori, da quei metri quadrati, molti più ambienti e forse addirittura diverse unità abitative (con i frazionamenti).

Poi, negli anni, via via che sono cambiate le tendenze del mercato e le esigenze delle famiglie, gli architetti hanno progettato i nuovi spazi, seguendo altri principi: l’ingresso è sparito: si entra direttamente nel soggiorno, e la cucina è sostituita da un angolo cottura.

I corridoi vengono ottimizzati, gli spazi sono ridotti e sfruttati al meglio, ogni metro quadrato ha la sua massima utilizzazione.

Le cucine intese come stanze individuali sono rare, sono diventate un angolo cottura o un open space che fa tutt’uno col salone.

Case più grandi ed ampie si sono ottenute con una diversa disposizione, negli stessi metri quadrati di prima.

Poi, anche i balconi degli anni 60/70, stretti e risicati, sono stati sostituiti nei nuovi progetti con terrazzi vivibili, e poi da terrazze panoramiche sempre più grandi e sfruttabili. Fino agli attici con piscina, massima espressione tra le attuali tipologie immobiliari.

Ho visto recentemente alcuni nuovi progetti di monolocali con terrazzi enormi, dalla superficie esterna più grande di quella interna. Dormi all’interno, vivi all’esterno.

Alla luce delle nuove esigenze e richieste, come saranno le case costruite e ristrutturate post pandemia?

Quali principi seguiranno le nuove tendenze architettoniche degli interni dei nuovi immobili?

Torneranno di moda le stanze da adibire a studio o a studi separati?  Dove poter lavorare in smart-working, seguire call e video conference in tranquillità?

Sarà la fine degli open space dove non si può lavorare insieme perché ci si disturba?

Allo stesso modo, laddove negli uffici erano sparite le stanze singole ed erano stati eliminati i divisori tra le postazioni, si tornerà sicuramente indietro.

E di conseguenza anche l’arredamento, che va di pari passo con le tendenze, vedrà nascere nuovi mobili adattati alle nascenti esigenze di lavorare in casa (tipo postazioni a scomparsa, pareti mobili, ecc.).

Una ultima considerazione sugli uffici.

Le aziende (ci sono studi dell’ultimo periodo al riguardo, ad esempio sulle banche) si stanno rendendo conto che con lo smart-working risparmiano tantissimo denaro ed aumentano la produttività del dipendente.

Pertanto, a turno, per alcuni giorni a settimana, o per periodi più lunghi, i dipendenti verranno tenuti a casa.

Non perderanno tempo ad arrivare in ufficio, a parcheggiare, non dovranno vestirsi e truccarsi a dovere, non si irriteranno per le invidie dei colleghi e non mangeranno colazione e pranzo fuori.

Tutto ciò con notevole risparmio di tempo e denaro per il dipendente.

Serviranno meno metri quadri per gli uffici, che saranno meno affollati, con conseguenti minori investimenti e costi di mantenimento. Il lavoro sarà gestito con più flessibilità, con somma soddisfazione di tutti.

Ecco, volevo condividere queste semplici considerazioni, utili nei nuovi acquisti di immobili e nelle nuove ristrutturazioni.

E non dimentichiamo l’aspetto della sostenibilità, prima desiderato, adesso imposto dall’Europa in tempi anche brevi.

Un investitore immobiliare deve anticipare i cambiamenti ed essere sempre aggiornato, per bruciare la concorrenza e trovare le migliori occasioni e soluzioni.

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